Carlo Verdone e Renato Scarpa tornano al "Palo della Morte". Oltre cinquecento persone per festeggiare i quarant'anni di "Un sacco bello".

24.07.2020

"Come non sai se vieni? Crisi de che? N'crisi de che?". Sono passati quarant'anni, il Palo della Morte è ancora lì, invecchiato ma affascinante più di prima. Mancano un po' di giorni a Ferragosto, Carlo Verdone ha anticipato i tempi e dato appuntamento al suo popolo in Via Giuseppe Conti alle ore 18. Si torna a respirare un clima nostalgico e maledettamente reale, il bullo di Un sacco bello pronto a partire per la Polonia in compagnia di Sergio, interpretato da Renato Scarpa. Oltre cinquecento persone hanno risposto presente all'invito dell'attore romano, occupando la strada e mandando in tilt il traffico nella zona di Vigne Nuove. Citazioni e frasi storiche, qualcuno si è presentato addirittura con le famose penne Biro: "Pe quelle stamo in tempo fino a Borzano", risponde sorridendo un altro fedelissimo. Battute e tanto divertimento, nel film infatti Enzo (no Renzo, eh) deve vedersela con i dubbi di Sergio, indeciso se partire o meno per Cracovia. Immagini sfocate, il Palo della Morte (traliccio dell'alta tensione) non è più quello di 40 anni fa, il viale adesso è alberato, ma i palazzi sono gli stessi: "Che s'è visto l'amico de Martucci", chiede una ragazza sulla trentina. "No, ancora niente", grida un signore con famiglia al seguito. I dialoghi sono surreali, non mancano le cicale, c'è anche chi raggiunge il luogo del ritrovo con la macchina e il cartonato di Amitrano, personaggio presente nella pellicola Bianco Rosso e Verdone. Ma questa è un'altra storia.

Il pomeriggio è terminato con un omaggio da parte del Municipio: "Questa targa la dedico a tutti voi, a questo quartiere, che ha avuto tanta poesia perché oltre alle risate, c'era poesia. Un pizzico di malinconia e anche molta follia. Ve la dedico con tutto il cuore", ha concluso Verdone.

Questa sera il film verrà proiettato al CineVillage di Parco Talenti, la giornata è interamente dedicata a Ennio Morricone, "che con le sue musiche ha tanto esaltato questa mia opera prima".

Gianluca Cherubini