"Permette? Alberto Sordi", intervista al protagonista Edoardo Pesce: "Albertone ci insegna la volontà e il sacrificio".

29.03.2020

Ha iniziato con il teatro, è lì che ha mosso i primi passi. Poi ha spopolato con La Serie di Romanzo Criminale, diretta da Stefano Sollima. Mentre s'è consacrato definitivamente con Dogman di Matteo Garrone, che lo scorso anno gli ha permesso di vincere il David di Donatello 2019 come migliore attore non protagonista. E in più martedì sera, in prima serata su Rai Uno, Edoardo Pesce ha regalato agli italiani un gioiello da custodire per sempre: "Permette? Alberto Sordi" è il titolo del suo nuovo successo artistico. Un ritratto esemplare, pieno di affetto e ammirazione, messo in onda da una coproduzione RaiFiction-Ocean Producions. Non era semplice omaggiare un mostro sacro come Sordi, Pesce lo ha fatto con talento ed eleganza. Nelle ore a seguire sono arrivati i complimenti del pubblico e gli applausi della critica, per l'attore romano è una soddisfazione immensa. Adesso anche lui, come tutti quanti noi, vive i giorni della quarantena. A breve inizierà le prime dirette Instagram insieme ai suoi seguaci: musica, cinema e tanto divertimento.

Pesce, come sta trascorrendo questi giorni in casa?

"Ormai mi sembra di stare ai domiciliari (ride ndr). Con amici e parenti iniziamo a chiederci "ma oggi che giorno è?". Non ho un cane da portare ogni tanto a spasso, mi ha divertito molto quel signore sui social con il peluche a guinzaglio".

E'un'occasione per buttare giù qualche idea lavorativa?

"Sì, sicuramente. Sto leggendo un po' di cose che mi sono arrivate: sceneggiature e copioni vari. Ho un paio di progetti in testa, vorrei organizzare qualche spettacolo teatrale. Speriamo comunque di uscirne presto".

Parliamo del film dedicato ad Alberto Sordi. C'erano grandi aspettative. Come ha vissuto quest'attesa?

"Il film lo avevo rivisto soltanto una volta, si trattava di una proiezione per pochi intimi. Ero un po' in ansia per il responso degli spettatori, che fortunatamente però hanno apprezzato. Ringrazio tutte le persone che si stanno congratulando con me, non mi aspettavo questo feedback".

Quanta emozione nell'interpretare un personaggio così grande?

"Il Sordi attore l'ho studiato tardi, quando ero ragazzo faceva parte del gruppo dei grandi: Gassman, Manfredi, Totò e Aldo Fabrizi. Poi successivamente ho visto tutti i suoi film e mi sono affezionato. Interpretandolo mi sentivo osservato da lui, come una grande suggestione. Inoltre ero diretto da un regista (Luca Manfredi) che l'aveva conosciuto e che sapeva raccontarmelo".

Può essere da sprone anche per le nuove generazioni?

"Sì, per i più giovani può essere da stimolo. Nel film è descritto abbastanza bene il non arrendersi, il sacrificio, la gavetta. E' qualcosa che manca al giorno d'oggi. Io ho 40 anni, ho iniziato con il teatro nel 2003. Ora che sono conosciuto, incontro certi ragazzi che chiedono direttamente come ho fatto a diventare famoso. Vorrebbero saltare tutte le tappe intermedie. Si augurano solo di avere tanti follower".

Gianluca Cherubini (Il Tempo).