Vanity Fair da record, è diretto da Tommaso Paradiso il miglior numero di sempre.

28.08.2020

Numero da brividi, numero da record, Tommaso Paradiso direttore di Vanity Fair nella settimana di Ferragosto. Una rivista fresca e malinconica, che si è aggrappata a certi valori e ricordi che ormai fatichiamo a ritrovare. Il cantante romano non è soltanto un fenomenale divulgatore e divoratore di Hit Musicali, ma si è rivelato anche un ottimo coordinatore editoriale, uno che sa arrivare (in qualsiasi modo) al cuore della gente. Ha raccontato le sue passioni, le ha trasferite nella mente degli italiani, ha scavato con grande intelligenza nella memoria del nostro Paese. Applausi a scena aperta, si chiama Tommaso Paradiso la sola e unica possibilità che abbiamo per non dimenticare il passato. Anzi, magari, per renderlo ancora attuale.

Gianluca Cherubini

Da Vanity Fair del 12 agosto 2020

«Tommaso è una ragazzo che somiglia a un gigante. Vive con la sua comunità di amici, ama il cibo, è un esperto di vini, gli piacciono le chiacchiere intorno a una tavola ed è curioso come un bambino. Non va mai a letto presto perché di notte, sostiene, l'ossessione bussa regolarmente alla sua porta», spiega il direttore Simone Marchetti. «A questo cantautore che è figlio della grande musica italiana, abbiamo consegnato le chiavi di questo numero di Vanity Fair. Per tutta risposta, lui ha scritto una canzone d'amore dedicata a questa estate strana. Dentro ci ha messo tutto: le sue passioni, le sue letture, i suoi miti, i suoi eroi, i suoi errori, le cose giuste, quelle belle, quelle spinose. La sua vita, insomma».

«Ricordami» è il titolo scelto da Tommaso Paradiso per introdurre il numero da lui diretto, che ha in cover una ragazza stesa al sole, che si fa ombra con un cappello, immagine simbolo di un'estate sospesa, una stagione che non dimenticheremo mai.

Tantissimi i contributi prestigiosi che arricchiscono il numero: dalle memorie estive di Maria Sole Tognazzi, che ricorda la «piccola Hollywood» che si stringeva a Torvaianica intorno a suo padre Ugo, alle vacanze di Christian De Sica a Sanremo, dove papà Vittorio portava lui e suo fratello Manuel per potere anche, andare al casinò, sua grande passione. Maurizio Costanzo ripercorre le estati a Ortona, in Abruzzo, con i nonni. Enrico Vanzina racconta Fregene, in cui ambientò Sapore di mare «travestendola» da Forte dei Marmi.

Poi ci sono i luoghi del cuore, reali e immaginari, di Tommaso Paradiso: dal Residence Aldrovandi, un luogo romantico e nostalgico nel cuore di Roma, alle campagne dove due giovani imprenditori, Benjamin Franchetti e Pierluigi Giuliani, hanno la capacità di realizzare un sogno, fare i contadini ma in modo sostenibile e tecnologico. Dalla Svizzera narrata per la prima volta da uno scrittore di culto, Joël Dicker, grande passione del cantautore, all'America in crisi che si avvia alle elezioni, in un pezzo esclusivo del mitico Don Winslow.

Ci sono le parole, materia prima di una canzone ma anche delle battute di un film, come spiega Umberto Contarello, sceneggiatore del regista premio Oscar Paolo Sorrentino. Parole anche per dichiarare un amore: Tommaso Paradiso ha invitato i lettori a scrivere una lettera a un amore perduto e a pubblicarla sui propri social con l'hashtag #VFleparolechenontihodetto, poi ne ha scelte alcune per inserirle nel numero.

Lui stesso si diverte a immaginare una lettera che Marcello Mastroianni avrebbe potuto inviare a Claudia Cardinale prima di morire; Chiara Barziniscrive un vero e proprio racconto breve sull'ultima notte passata insieme da Michelangelo Antonioni e Monica Vitti; Gigi Proietti ritorna nei panni di «Mandrake» di Febbre da Cavallo, film culto di Tommaso, e chiede perdono a Gabriella-Catherine Spaak.

Nel numero compaiono altri film, attori e registi che fanno parte dell'Olimpo personale del cantautore romano: Paolo Virzì ricorda le amicizie nate sui tanti set della sua carriera, Neri Parenti quella speciale con Paolo Villaggio. Carlo Verdone inizia a immaginare un diverso finale per Maledetto il giorno che t'ho incontrato e finisce per scrivere il soggetto per un nuovo film. Terence Hill ci riporta alle atmosfere di Lo chiamavano Trinità e Tommaso approfitta per chiedergli un feticcio da quel mitico set.
E non poteva mancare la musica: quella delle indimenticabili colonne sonore di Armando Trovajoli, a cui Renato Zero dedica dei versi; quella di Sandokan, raccontata dagli stessi Oliver Onions; e quella di Lucio Dalla, ricordato dalla paroliera di 4/3/1943 Paola Pallottino.